Lettera aperta del Professor Sucharit Bhakdi al Cancelliere tedesco Dr. Angela Merkel

 

Lingue: DE, EN, EE, ES, FR, GR, HE, IT, NL, PT, RU, SK, TR
Share this letter on: Twitter / Facebook

Lettera aperta del Dr. Sucharit Bhakdi, professore emerito di Microbiologia medica presso l’Università Johannes Gutenberg di Magonza, al Cancelliere tedesco Dr. Angela Merkel. Il professor Bhakdi sollecita una rivalutazione urgente della risposta a Covid-19 e pone al Cancelliere cinque domande chiave. La lettera è datata 26 marzo 2020. (PDF in tedesco)

Lettera aperta

Cara cancelliera,

Come emerito dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza e direttore di lunga data del locale Istituto di microbiologia medica e igiene, mi sento in dovere di giudicare criticamente le restrizioni di vasta portata della vita pubblica che assumiamo per ridurre la diffusione del virus COVID-19.

Non è mia esplicita intenzione minimizzare i pericoli della malattia virale o diffondere un messaggio politico. Tuttavia, ritengo sia mio dovere fornire un contributo scientifico alla corretta interpretazione dei dati, mettendo in prospettiva i fatti che conosciamo finora e ponendo anche domande che rischierebbero di perdersi nell’acceso dibattito pubblico.

Il motivo principale della mia preoccupazione sono le conseguenze socioeconomiche realmente imprevedibili delle drastiche misure di contenimento, introdotte in gran parte dell’Europa già ampiamente praticate in Germania.

Il mio desiderio è di dibattere in modo critico e con la necessaria lungimiranza i vantaggi e gli svantaggi delle restrizioni della vita pubblica e dei conseguenti effetti a lungo termine.

Ci sono cinque domande a cui finora è stata data una risposta inadeguata, ma che sono essenziali per un’analisi equilibrata.

Con la presente le chiedo una rapida presa di posizione e chiedo cortesemente al Governo Federale di sviluppare delle strategie che proteggano efficacemente i gruppi ad alto rischio, senza restringere la vita pubblica in modo generalizzato e senza piantare i semi per una polarizzazione della società ancora più intensa di quella che sta già avvenendo.

Distinti saluti,

Prof. em. Dr. med. Sucharit Bhakdi

1. Statistica

Nell’infettivologia – fondata dallo stesso Robert Koch – viene fatta una tradizionale distinzione tra infezione e malattia. Una malattia richiede manifestazione clinica. [1] Pertanto, solo i pazienti con sintomi come febbre o tosse dovrebbero essere inclusi nelle statistiche come nuovi casi. In altre parole, una nuova infezione, rilevata tramite un test COVID-19, non significa necessariamente che abbiamo a che fare con un paziente malato, bisognoso di un letto d’ospedale.

Invece, attualmente, si presume che il cinque percento di tutte le persone infette si ammali gravemente e richieda una ventilazione. Su questa base, le proiezioni suggeriscono che il sistema sanitario potrebbe essere sovraccaricato.

Domanda: le proiezioni distinguono tra pazienti infetti privi di sintomi e pazienti realmente malati, cioè persone che sviluppano sintomi?

2. Pericolosità

Numerosi virus corona sono in circolazione da molto tempo, in gran parte inosservati dai media.
Se si scoprisse che al virus COVID-19 non dovrebbe essere attribuito un rischio significativamente più elevato rispetto ai virus corona già circolanti, tutte le misure di contenimento sarebbero ovviamente superflue.

La rivista “International Journal of Antimicrobial Agents”, riconosciuta a livello internazionale, presto pubblicherà un lavoro che affronterà questa domanda. I risultati preliminari dello studio possono già essere visti oggi e portano alla conclusione che il nuovo virus NON differisce nella sua pericolosità dai tradizionali virus corona. Gli autori lo spiegano nel titolo del loro lavoro “SARS-CoV-2: Fear versus Data”. [3]

Domanda: qual’è l’attuale tasso di utilizzo delle unità di terapia intensiva con pazienti diagnosticati con il virus COVID-19 rispetto ad altre infezioni da coronavirus, e in che misura questi dati sono presi in considerazione nell’ulteriore processo decisionale del governo federale? Inoltre: lo studio di cui sopra è stato fin’ora considerato nelle decisioni di pianificazione? Naturalmente, anche in questo caso deve essere applicato quanto segue: “diagnosticato” significa che il virus svolge un ruolo significativo nelle condizioni del paziente e che malattie precedenti non svolgono un ruolo importante.

3. Diffusione

Secondo un rapporto della Süddeutsche Zeitung, nemmeno il tanto citato Robert Koch Institute sa esattamente l’estensione dei test di COVID-19. Tuttavia, con l’aumento del volume dei test in Germania, è stato recentemente osservato un rapido aumento del numero di casi. [4]

Si sospetta quindi che il virus si sia diffuso in modo inosservato nella popolazione sana. Ciò avrebbe due conseguenze: in primo luogo, significherebbe che il tasso di mortalità ufficiale – il 26 marzo 2020 erano stati rilevati 206 decessi per circa 37.300 infezioni, il 0,55% [5] – è troppo alto; e in secondo luogo, che non è più possibile impedire la diffusione del virus nella popolazione sana.

Domanda: è già stata effettuata una rilevazione a campione sulla popolazione sana per convalidare la reale diffusione del virus o si prevede di farla in tempi rapidi?

3. Mortalità

La paura di un aumento del tasso di mortalità in Germania (attualmente 0,55%) è attualmente dibattuta in modo particolarmente intenso nei media. Molte persone temono che, senza misure tempestive, la mortalità possa aumentare in modo vertigioso come in Italia (10%) e in Spagna (7%).

Allo stesso tempo, in tutto il mondo viene commesso l’errore di riferire i decessi correlati al virus non appena sia determinato che il virus era presente al momento della morte, indipendentemente da altri fattori. Ciò viola un principio basilare dell’infettivologia: la diagnosi può essere fatta solo se si è sicuri che un agente abbia un ruolo significativo nel causare la malattia o la morte. L’Associazione delle Società Scientifiche Mediche scrive espressamente nelle sue linee guida: “Oltre alla causa della morte, nel certificato di morte è necessario specificare una catena causale, con la corrispondente malattia di base al terzo posto. Occasionalmente, devono essere fornite catene causali quadrinomiali.” [6]

Al momento non ci sono informazioni ufficiali sul fatto che, almeno a posteriori, siano state intraprese analisi più critiche delle cartelle cliniche per determinare quanti decessi siano realmente dovuti al virus.

Domanda: la Germania ha semplicemente seguito i sospetti generalizzati sul COVID-19? E intende continuare questa categorizzazione in modo acritico, come in altri paesi? Come si dovrebbero distinguere le morti realmente legate al Covid-19 dalla presenza accidentale del virus al momento della morte?

4. Comparabilità

La terrificante situazione in Italia è utilizzata in continuazione come scenario di riferimento. Tuttavia, il ruolo effettivo del virus in questo paese non è completamente chiaro per molte ragioni, non solo perché anche qui si applicano i sopracitati punti 3 e 4, ma anche perché esistono fattori esterni eccezionali che rendono queste regioni particolarmente vulnerabili.

Uno di questi è l’elevatissomo inquinamento atmosferico nel nord Italia. Secondo le stime dell’OMS, questa condizione ha provocato nel 2006 oltre 8.000 decessi aggiuntivi nelle 13 città più grandi della sola Italia, anche senza virus. [7] La situazione non è cambiata significativamente da allora. [8] Infine, è stato anche dimostrato che l’inquinamento atmosferico nelle persone molto giovani e in quelle anziane aumenta fortemente il rischio di malattie polmonari virali. [9]

Inoltre, in questo paese il 27,4% della popolazione particolarmente vulnerabile vive con i giovani, in Spagna addirittura il 33,5%. In confronto, in Germania è solo il 7% [10]. Inoltre, secondo il Prof. Dr. Reinhard Busse, capo del Dipartimento di Gestione della Sanità presso la TU di Berlino, la Germania è significativamente più attrezzata dell’Italia in termini di unità di terapia intensiva, con un fattore di circa 2,5 [11].

Domanda: quali sforzi vengono fatti per evidenziare alla popolazione queste differenze elementari e per far capire alle persone che scenari come quelli in Italia o in Spagna non sono realistici?

Riferimenti:

[1] Fachwörterbuch Infektionsschutz und Infektionsepidemiologie. Fachwörter – Definitionen – Interpretationen. Robert Koch-Institut, Berlin 2015. (abgerufen am 26.3.2020)

[2] Killerby et al., Human Coronavirus Circulation in the United States 2014–2017. J Clin Virol. 2018, 101, 52-56

[3] Roussel et al. SARS-CoV-2: Fear Versus Data. Int. J. Antimicrob. Agents 2020, 105947

[4] Charisius, H. Covid-19: Wie gut testet Deutschland? Süddeutsche Zeitung. (abgerufen am 27.3.2020)

[5] Johns Hopkins University, Coronavirus Resource Center. 2020. (abgerufen am 26.3.2020)

[6] S1-Leitlinie 054-001, Regeln zur Durchführung der ärztlichen Leichenschau. AWMF Online (abgerufen am 26.3.2020)

[7] Martuzzi et al. Health Impact of PM10 and Ozone in 13 Italian Cities. World Health Organization Regional Office for Europe. WHOLIS number E88700 2006

[8] European Environment Agency, Air Pollution Country Fact Sheets 2019, (abgerufen am 26.3.2020)

[9] Croft et al. The Association between Respiratory Infection and Air Pollution in the Setting of Air Quality Policy and Economic Change. Ann. Am. Thorac. Soc. 2019, 16, 321–330.

[10] United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division. Living Arrange­ments of Older Persons: A Report on an Expanded International Dataset (ST/ESA/SER.A/407). 2017

[11] Deutsches Ärzteblatt, Überlastung deutscher Krankenhäuser durch COVID-19 laut Experten unwahrscheinlich, (abgerufen am 26.3.2020)

Torna all’articolo principale: I fatti su Covid-19


WordPress.com.

Up ↑